sabato 20 aprile 2013

telefonocasa


Inserire quasi tre ore di viaggio nel gioco ad incastro di giornate che una dietro l'altra si susseguono incasinate da impegni previsti e imprevisti impegnativi, ha qualcosa dello sport estremo, a tratti ti sembra assolutamente necessario farlo, in altri momenti ti chiedi chi te l'ha fatto fare.  
Certo,puoi cercare anche di ridurre il più possibile questo tempo, ma io ho già avuto modo in passato di sperimentare i fossi che costeggiano la strada, per cui non devo forzare più di tanto la guida.
Allora, il sistema ideale per rassegnarsi all'inevitabilità delle preziose ore praticamente sprecate nello spostamento, è cercare di impiegarle in un qualche modo utile almeno al proprio livello emotivo.
Come ho avuto modo di dire tempo fa, il fatto di percorrere un tratto paesaggisticamente bellissimo, aiuta molto... il viaggio d'andata di queste due settimane si è svolto tra la progressiva esplosione della campagna ed è stato un vero piacere per gli occhi... poi mettiamoci la radio, la musica e qualche telefonata che ci dà la sensazione di essere comunque operativi e di risolvere almeno alcuni dei problemi che si dilettano ad infilarsi come le biglie del Montezuma... ed i primi novanta minuti sono andati.
La sera, al ritorno, è diverso.
Non spiacevole... anzi, devo dire tra l'altro, che la strada è segnata bene e questo mi consente di percorrerla con tranquillità e sentendomene in un certo modo accolta e accompagnata. Però, l'imbrunire e poi la notte mi celano parzialmente la distrazione del paesaggio, e la musica finisce inevitabilmente per favorire l'intimità e così mi ritrovo immersa in qualcosa che non saprei definire se non come... me stessa. Ed essere immersa in me stessa, di questi tempi, non è esattamente una passeggiata.
Ok, non mi metterò di nuovo a parlare di ospedali, di senso del dovere, di coscienza, di parenti, di tacite promesse, di disponibilità, di pazienza e di tante belle cose che nel buio dell'abitacolo si addensano intorno a me salvo poi apparirmi come spettri ad ogni fuggevole incrocio di fari... parlare... parlare per svuotare almeno un po' la testa, alleggerire le molecole d'aria intorno a me...
Ed è stato così che ho iniziato a parlare al telefono. Non per rispondere brevemente a chi mi chiama, come ho sempre fatto, non per avvertire della mia posizione... no, no... sono io che mi sono messa a cercare voci amiche con cui "consumare" il tempo che mi separa da casa visto che non posso agire direttamente sullo spazio...
Lo ammetto, ho telefonato praticamente a tutti i "chiamabili" possibili in questo frangente, persino a mio fratello, il che è tutto un dire... e la cosa mi ha fatto un po' tenerezza perché sono talmente abituata e desiderosa di solitudine che resto sempre un po' sorpresa dalle mie improvvise voglie di compagnia nonché da certe mie timide iniziative in tal senso.
Fatto sta che queste strategiche conversazioni, mi hanno consentito di scivolare più fluida sulla strada del ritorno, amortizzando le buche dei miei sensi di impotenza, illuminando il buio delle mie paure, guidandomi oltre quegli incroci sbagliati di ulteriori tristezze.. per farmi finalmente arrivare a casa. Sì, per poi ripartire di nuovo, certo. Ma c'è ancora la notte, no?
 



 

5 commenti:

Ilmondoatestaingiù ha detto...

belle metafore, sed... e vere!

sed ha detto...

a volte mi viene il sospetto di andarmi a cercare i guai per poterne poi farne metafore...

Mara in viaggio ha detto...

Ciao sed,
ti leggo da un pò e devo dire che alcuni pensieri/sentimenti ci accomunano.
Se ti fa piacere vorrei consegnarti un piccolo premio.
http://maraggiando.blogspot.it/
Mara

sed ha detto...

ma grazie! Sono sorpresa e onorata :)

Lo scrittore mascherato ha detto...

Ciao Sed...è sempre bello leggere un tuo post...
è che dire io in auto telefono e basta :)))