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lunedì 24 settembre 2012

meno pause

... c'è che una parte di me vuole starsene per conto proprio, guardare le nuvole all'orizzonte, piangersi addosso, ridersi addosso, sognarsi addosso e lasciare ibernata la realtà, o una parte di realtà… Sì, sì, lo so… è la mia paura di vivere davvero, o in maniera completa e non parzialmente come penso di essermi abituata a fare, vabbe’, sarei un caso fin troppo facile per qualsiasi analista, per questo non ci vado e mi faccio le pippe mentali da sola. Gratis.
Comunque, il punto è che mi sembra di essere sostanzialmente appagata dal mio splendido isolamento e di non sentire la necessità di una maggiore socializzazione… del resto, le poche occasioni che mi sono concessa hanno avuto esiti alquanto altalenanti e spesso imprevedibili e, poiché la delusione e la frustrazione per le volte che non hanno dato la risposta attese, sono state veramente deprimenti, adesso tendo a proteggermi e finisco con l'evitare anche quelle potenzialmente più sicure... Eh, lo so, è strategia fine, la mia...
Dunque la solitudine, con tutti gli annessi e connessi (ed io so cosa intendo), è un territorio ormai familiare e rassicurante entro il quale mi sembra di stare... bene... per quanto io voglia concedermi di stare bene, ecco. Però poi mi succede che se devo andare a fare qualche commissione nelle vie centrali del paese nel tardo pomeriggio, finisco inevitabilmente per incontrare amici, parenti e conoscenti che mi fermo a salutare, ma non è quasi mai un saluto di sfuggita, no… mi fermo e mi ritrovo ad ascoltare una me quasi estranea che parla, parla, parla,  dio quanto parla! Per non dire di cosa è accaduto quando ho dato spazio a momenti di intima confidenza con qualche amica... altro che fiumi di parole!
Quindi, mi sembra evidente che se c'è una parte di me che vuole starsene per conto proprio, ce n'è un'altra che invece ha voglia di compagnia e probabilmente è proprio la difficoltà a metterle d'accordo che poi mi provoca le reazioni a sorpresa... insomma, è ovvio che se la parte due mi convince ad uscire ma poi è la parte uno che porto fuori, la serata sarà un disastro!
Quale delle due sa cosa è meglio per me? A chi devo dare retta? Come posso metterle d'accordo?
Ora, io lo so che la risposta più probabile è quella che dà ragione alla me socializzante... scommetto che sarebbero tutti pronti a dire che rinchiudersi non è mai proficuo e davvero anche io iniziavo a crederlo... ma poi oggi mi è capitata una cosa strana... in uno dei miei estemporanei deflussi verbali ho probabilmente raschiato in un punto particolarmente incrostato e la sensazione che ne ho ricavato non è stata di leggerezza come altre volte, ma emotivamente gravosa... da pagnucolamento premestruale direi, se non fosse che il periodo non è assolutamento quello. E allora mi sono detta che io sono tanto brava a sviscerare le mie emozioni, a descriverle, a collocarle... ma poi le parole sviscerano me,  vanno un po' per conto loro, come se fossero un'altra entità, come se fossero portatrici di altre emozioni che ancora non capisco e che mi sovrastano e mi schiacciano...
Non sono pronta. Non so a cosa, ma non sono pronta. Non alla pausa del silenzio, non alla pausa delle parole... Forse troppe pause?
Ah ah... di sicuro sono sempre pronta a ridere... ecco, mi è venuto in mente il titolo...



lunedì 12 marzo 2012

scambisti

Venerdì scorso ho visto una cosa che mi ha fatto sorridere, ma poi a ripensarci, mi ha dato da riflettere. All'entrata del supermercato, non ho potuto fare a meno di notare insoliti capannelli di persone affaccendate in misteriose operazioni. Inizialmente ho pensato che fossero casuali incontri e scambi di saluti, ma all'uscita, dopo che alla casa mi avevano dato alcune bustine di figurine, ho finalmente capito che quelle che avevo genericamente definito persone erano in realtà appartenenti alla categoria dei "nonni" e che il concitato cicaleccio altro non era che lo scambio di figurine! E non era una cosa casuale... erano tutti forniti di fogli di quaderno dove i rispettivi nipoti avevano segnato  i numeri mancanti che loro  cercavano con diligenza veramente encomiabile. Qualcuno, avendo evidentemente raggiunto l'obiettivo richiesto, si allontanava con la soddisfazione di uno di quegli intermediatori in borsa che dopo aver smanettato come un ossesso ha acquistato le azioni del giorno.
La scena era chiaramente divertente proprio per la tipologia dei... contrattatori. Voglio dire, se si fosse trattato dei genitori non mi sarei stupita perché chi più chi meno deve aver avuto  la passione degli album... ma i nonni, a parte qualcuno più giovane, sembravano fare qualcosa di assolutamente nuovo e, tutto sommato, divertente.
E' stato dopo che mi sono trovata a chiedermi la ragione per cui i bambini delegassero ai nonni quella parte del gioco. La soddisfazione era dunque solo quella di appiccicare le figurine al posto giusto? Insomma, io mi ricordo di averli fatti gli album... sì, ok, secoli fa... mi ricordo l'album del Pinocchio di Comencini, uno di Barbie fatto a metà con l'amichetta e in ultimo quello di Guerre Stellari fatto insieme a mio fratello. Poi molti altri, iniziati e mai finiti, compreso qualcuno di calciatori... ah, e poi ci sarebbero quelli fatti con mia figlia, lì però non ho mai scambiato. Da bambina però scambiavo eccome, anche perché erano pochi quelli che potevano spendere e spandere in tanti pacchetti, quindi i doppioni bisognava farli fruttare. E poi c'erano i giochi, quello in cui si tiravano le figurine "a muro", o a "lontanana" o a "appiccicalle"...
Ora, so che a scuola spesso proibiscono di portare questi giochi, però i luoghi di incontro non mancano e devo dire che mi avrebbe stupito molto meno vedere operazioni di scambio su facebook. I nonni non me li aspettavo, lo ammetto. Che poi per loro sono pure contenta... per i bimbi un po' meno.