mercoledì 14 aprile 2010

preghiere

“Andrà tutto bene, vero?” mi chiese per l’ennesima volta.
I suoi occhi mi parvero più piccoli di sempre, forse era per via del gonfiore che nel suo visetto risultava più accentuato… di sicuro erano lucidi e mi scrutavano in una sorta di delirante lucidità, come se la comunicazione che passava per lo sguardo andasse oltre il significato delle parole. Ma anche la sua voce, impaurita e supplichevole, chiedeva molto più di una semplice rassicurazione.
Tredici anni neanche, pochi per capire, troppi per ignorare. Abbastanza per passare dalla paura che prova un bambino alla preoccupazione che assale un adulto. La stessa che provavo io
Cercai un sorriso nel cuore, perché quelli nella testa, lo sapevo, non sarebbero stati convincenti e mi aggrappai a parole in cui desideravo credere anche io, ma lei cercava molto di più da me... Cercava qualcosa che potesse cancellare quei mesi in cui altri medici avevano formulato diagnosi e ordinato cure che puntualmente non erano servite, in cui i suoi genitori avevano dimostrato la loro fallibilità nell'affidarsi ad essi e la loro miseramente umana incapacità di proteggerla da tutto. Qualcosa che non l'avesse delusa, che non l'avesse imbrogliata con promesse di miglioramenti mano a mano negate dall'evidenza. Qualcosa che non avesse moltiplicato i buchi dei prelievi, che poi si erano trasformati in aghi conficcati nei muscoli, in cannule per i farmaci...
"La Madonna mi tiene in braccio, vero?" fu, allora, la sua domanda. Gli occhi mi si riempirono di lacrime e per un attimo sentii qualcosa di molto simile alla gelosia nei confronti di quella madre che evidentemente non ero ed il desiderio forte e disperato di credere anche io in qualcosa di più grande da poter pregare per farla star meglio.
Poi i dubbi e gli interrogativi scomparvero e sospirando le dissi di si.






E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.
Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.
F. De Andre'









2 commenti:

Mauro ha detto...

Quanta generosità e quanto amore c'è in questa piccola preghiera che viene dal cuore.. un bacio. Kiki

sed ha detto...

solo tu potevi trovarmi anche qui :)