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domenica 18 marzo 2012

va' dove ti (de)porta la testa

Credo che l'umore sia un fatto di aerodinamica, alla fine. Voglio dire (sarebbe bene che chi non è in grado di reggere teorie fantasiose evitasse di proseguire nella lettura), facciamo conto che la vita ci investa come una corrente d'aria alla quale noi andiamo incontro con una spinta variabile che dipende essenzialmente dalla determinazione, dalle  forze e da tutto il resto che ci ingegnamo a fare o  a non fare. Ma in realtà, quello che ci fa sollevare o ci incolla a terra, è la  conformazione, il nostro modo di tenere le ali... sì, sì, esattamente come quando si sporge il braccio fuori dal finestrino con la mano tesa a fendere l'aria... basta una piccola inclinazione  ed il nostro palmo vola verso l'alto o viene spinto verso il basso.
Ecco, io a volte penso che il mio umore dipenda dall'aria che mi viene incontro e me la prendo con lei ma, in realtà è che mi scordo di manovrare queste maledette ali e, di fronte a cose che dovrebbero teoricamente "tirarmi sù", mi ritrovo appiattita a terra.
A questo punto sarebbe troppo banale mettersi a parlare di carrozzeria, anche se risulta evidente che anche questa è determinante,  ma considerare questo aspetto equivarrebbe a creare per l'appunto l'effetto deportante di cui parlavo e quindi preferisco a sorvolare. Tanto più che l'aerodinamica fondamentale è comunque quella della nostra testa, no?
Beh, comunque, quello che in realtà stavo pensando è che domani è lunedì e che mi converrebbe finalmente capire come mettere queste ali e dove accidenti tengo i flap!


lunedì 30 gennaio 2012

la strega dell'ovest

Stamani la montagna era coperta. Non un nuvolone a cappello sulla vetta, ma un nebbione fumoso e denso che sembrava interporsi tra lei e me impedendomene la vista e persino l'intuizione.
Da casa mia non si vede la montagna, devo percorrere la via fino alla piazza dove, finalmente mi si para davanti sovrastando i tetti, mi dà il suo buongiorno e mi suggerisce che tempo fa davvero.
Ma non stamani.
Alle mie spalle, invece, ad est, un sole sbiadito filtrava da una vaga velatura che non impediva al cielo di avere una parvenza di azzurro. Quello l'avevo visto subito, dalla finestra di cucina, ma non faccio mai affidamento solo sul cielo dell'est.
La luce era strana, debole guardando verso il sole ma quasi brillante contro il grigio che scendeva fino a lambire le case più in alto.
Ho provato a fare il quotidiano  esercizio di metafora... cielo scuro di fronte e pallido sole dietro di me... l'occhio può scegliere dove guardare e continua a cercare la sagoma del monte dietro la coltre impenetrabile...
Troppo difficile. Oggi era meglio l'oroscopo.



No, era questa. Decisamente questa.

domenica 28 agosto 2011

oltre le montagne

Ho ricevuto notizie da un amico (generalizzando l'accezione) che si sta godendo meritate ferie all'insegna di serate divertenti e rilassanti. Al mare. Mi fa piacere per lui ovviamente... l'invidia che provo per chi può vivere l'estate è priva di qualsiasi pensiero malevolo, anzi, non è neanche proprio invidia, è più un senso di distacco, insomma,  vedere la gente impegnata nelle normali attività mi fa sentire come se io  vivessi in una specie di limbo. Vabbe', conosco già la sensazione, ci sono più o meno passata.
Più o meno... ecco, io sono spesso alla ricerca di riferimenti, qualcosa di già conosciuto che mi fornisca indicazioni sui limiti entro cui muovermi, come dosare le mie forze.
Il raffronto che mi è venuto in mente è quello del sentiero di montagna, non uno dei miei, belli ombreggiati da alberi che mitigano la fatica delle salite... no, penso piuttosto ad uno ripido e sassoso dove si alternano pendenze più o meno inclinate. Tratti pianeggianti, pochi. Il fatto è che non sai quanto è lungo. E nemmeno cosa c'è oltre. Solo che non puoi tornare indietro.