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martedì 29 gennaio 2013

non ci resta che piangere... di nuovo

Sabato ho guardato il modo con occhi diversi... che non è la metafora di un'improvvisa botta di ottimismo, no, ho semplicemente messo lenti a contatto nuove e siccome quelle vecchie erano arrivate ad un livello veramente insopportabile, l'altra mattina mi è sembrato davvero tutto più chiaro. Se poi ci metti anche un sabato  senza impegni ed un bel sole fuori, beh, la metafora quasi ci scappa veramente ed ho avuto la tentazione di pensare che ero finalmente fuori dalle nebbie delle mie paludi umorali.
Ma dicevo delle lenti. Il fatto è che i miei occhi sono cambiati, anzi, diciamola tutta, peggiorati. E come se non bastasse il terribile connubio miopia-presbiopia unito ai problemetti vari di vitreo e infiammazioni, ecco che pure le lacrime hanno deciso di smettere di collaborare. Pare infatti che la loro consistenza si sia modificata, si è appesantita (oddio, anche lei!) e mi sporca le lenti più velocemente, le deteriora, al punto che la loro durata si è ridotta a neanche sei mesi.
Ma il cambiamento è sostanziale, anzi, concettuale. Voglio dire, prima le lacrime avevano sempre avuto  un effetto benefico sugli occhi, risolvevano quella fastidiosa sensazione di asciutto che li faceva pizzicare e che appannava la vista, poi invece hanno iniziato ad agire esattamente al contrario... Il pianto che annebbia gli occhi, che annebbia la testa, i pensieri, la voce, le  parole.
Quindi, si potrebbe parlare di una sorta di addensamento emotivo,  con il conseguente calo di quella componente fluida che ci aiuta a diluire gli accadimenti della vita... un processo di essiccamento emozionale che ti impone un distacco da tutto, non perché non senti, ma perché non vedi e resti a distanza di sicurezza anche da te stessa, perché hai paura di cadere, hai paura di sbattere, hai paura di perderti. O di trovarti, chissà...
E ora? Ora che tutto sembra essere tornato momentaneamente più nitido, che succede?
... titolo.
 
 
 
 
 

sabato 13 ottobre 2012

topologie

Diciamo pure che ho sottovalutato la questione. Oddio, non che avessi scelta, mio padre doveva fare un piccolo intervento e c'era da passare la notte con lui, era ovvio che ci pensassi io. In ogni caso, tornare in ospedale dopo un anno non mi ha preoccupata... voglio dire, non si trattava di una cosa grave, magari fastidiosa ma che non presupponeva neanche troppa assistenza, era più che altro una nottata di... affetto. E poi  un altro ospedale... Senza contare che io sono brava a gestirmi queste cose.
Sì, ho sottovalutato. Che poi, se mi fossi, come dire, preparata sarebbe cambiato qualcosa?
Comunque, sono stati probabilmente i rumori della notte in corsia ad innescarmi la consueta catena di pensieri e flash di immagini che mi fa tanto paura e, come ogni volta, ho cercato di distogliere la mente e di riemergere da quel senso di soffocamennto che mi prende...
Lettore mp3... sì, sì, mp3... ne ho anche uno mp4 in realtà ma sono affezionato a questo vecchio, con i suoi tastini semplici che riconosco senza guardare, così che posso cercare le canzoni che voglio e cambiare il volume con clic veloci... ecco, musica è quello che ci vuole.
In realtà, non sto molto tranquilla, ho paura di non sentire se mio padre mi chiama... allora lo guardo spesso e ogni tanto ascolto con un solo degli auricolari. Mmm... non è che sia il massimo della qualità sonoro, eh? intercetto pure i discorsi che l'altro paziente della camera fa con sua moglie...  Sta dicendo che secondo lui c'è un topino qui intorno!
Infilo di nuovo le cuffiette e ridacchio tra me e me andando avanti con la play list...
Il signore in questione, è abbastanza buffo, assomiglia a Andrea Bocelli anziano, forse perché  ci vede pochissimo e tiene gli occhi sempre un po' fissi, con le palpebre lievemente abbassate e le sopracciglia alte ed ha il volto tendente ad un sorriso astratto, come se fosse in un mondo tutto suo... Dice spesso cose con poco senso logico, parte delle quali sua moglie neanche sente, non prendendo troppo sul serio la parte  restante. La faccenda del topo non so se l'ha capita.
Certo che in tanti anni di ospedali, ne ho conosciuti di compagni di stanza, ogni volta è una sorpresa ed è sempre una situazione particolare perché il contesto ti obbliga a condividere un livello elevato di intimità e così, nel giro di poche ore, ti ritrovi dentro alla vita di perfetti sconosciuti, dentro alle loro abitudini, agli aspetti caratteriali più privati.
Una galleria di volti e situazioni, mi si affaccia in mente  e sento  di nuovo quella sensazione di sottovuoto... Salto un po' di canzoni che non mi va di ascoltare e mentre vado avanti veloce, tolgo di nuovo una cuffietta... mio padre dorme, a dire il vero russa pure ma il signore dell'altro letto è ancora concentrato sul topo... è buffo perché ne parla come se fosse una cosa leggermente fastidiosa ma non troppo strana... la moglie è ovviamente scettica ma anche un po' divertita. Lui insiste a dire che deve esserci per forza lì intorno e che se ne accorge da piccoli rumori, una specie di tac, a volte di seguito, a volte isolati... ecco, l'ha sentito di nuovo. Lei no e gli intima di dormire.
Trovo la canzone che cercavo e alzo il volume lasciando che la musica si espanda nella mia testa e oltre, riempiendo vuoti i gorghi... quando finisce c'è solo silenzio. Dentro e fuori.  Cerco un altro brano e d'un tratto mi rendo conto che il clic dei tastini del mio mp3 potrebbe essere benissino un tac...
Oddio, il topo sono io!
 
 
 

venerdì 17 febbraio 2012

auguri mancati

Me lo sono chiesta tutto il giorno... forse, se quel telefono non si fosse scaricato proprio poco prima, l'avrei fatto. Che poi, a volte, il confine tra il fare e non fare è fatto solo di pochi gesti in più: allungare la mano sarebbe stato troppo facile per riuscire a resistere, ma prendere il caricabatteria, collegarlo, accendere... no, sarebbe stata un'azione già più articolata per poterla definire istintiva. E certe cose le devi fare senza rifletterci molto, anche se sono cose tue che non devi necessariamente dire a qualcuno. E tanto meno scriverci un post. Ma tanto non l'ho fatto, per cui posso scriverlo, no?
Cosa avrei scritto? Solo una parola ovviamente... del resto non era quella la cosa importante, quanto sentire il segnale nel mio telefono che annunciava l'arrivo del messaggio e vedere il nome scritto. Non ci sarebbe stata nessuna illusione, è chiaro... neanche per una frazione di secondo.
Solo una leggera e fugace sensazione di onnipotenza nel procurarsi un'emozione totalmente artificiale di cui solo io posso capire l'effettiva utilità.
Ancora non ho capito se ho avuto paura del mio pensiero irrazionale o coraggio per non aver fatto qualcosa di così poco logico. 
O forse non ho voluto esplorare  le infinite facce della mancanza. .



sabato 28 gennaio 2012

sed life

Se potessi scegliere, la mia vita la vorrei come una serie di telefilm... un filo conduttore principale ma tanti singoli episodi, ognuno con una questione da affrontare, vista da diverse angolazioni e che, possibilmente, si risolve alla fine. Trame tutto sommato semplici, dialoghi ironici, personaggi ben delineati, una punta di originalità, tendenzialmente leggeri ma con sporadiche punte di dramma.
E, verso la fine, la canzone... quella che fa da sottofondo alla fase di riflessione e di probabile svolta e che conduce all'epilogo dell'episodio... una specie di videoclip, vagamente malinconico ma anche incoraggiante, durante il quale   il tempo trascorre se deve trascorrere, il cielo si rasserena se si deve rasserenare, i capelli crescono se devono crescere, i fiori sbocciano, vabbe', abbiamo capito no?
Inutile dire che a me, il momento della canzone è quello che piace di più. Stasera metterei questa, le parole non ci incastrano, ma il ritmo è esattamente quello della mia testa e la voce fa il resto...


sabato 21 maggio 2011

"mille miglia lontano"

19 Gennaio 2011

Lo so, ho ironizzata talmente tante volte sulle mia abilità di guida, che adesso praticamente nessuno salirebbe in auto con me... Diversa gente, però si trova costretta a farlo ed io continuo imperterrita a stare sulla strada (ah ah... tanto pe stare im tema ficantropico!).
E così, stasera, mentre ritornavo da uno dei soliti viaggi ed aggredivo la montagna dal versante occidentale, mi sono trovata a pensare che in fondo io guido un po' come vivo e mi piace ridere di entrambe le attività.
Tanto pe cominciare, mi piace. Sia guidare che vivere, intendo. Mi piace anche se a volte non ne ho voglia e mi sembra pesante... e poi, che diamine, non mi capitano spesso gite di piacere, in entrambi i sensi!!!!
Tendo ad usare troppo i freni, non so perché, ma ogni tanto, anzi diciamo spesso, devo dare loro una toccatina, così, per essere sicura che funzionano e che io posso controllare la mia andatura. Nel percorso misto non vado un granché, tendo a tagliare un po' le curve, ma nelle dirette mi piace premere sull'accelleratore, salvo poi impressionarmi se vedo la lancetta del tachimetro oltre i miei limiti... è esattamente in quel mio attimo di panico che posso commettere errori e siccome lo so bene, cerco di non arrivarci o di farlo solo quando conosco la strada e so dove devo decelerare. Quando sono sicura del mio mezzo, sorpasso gli altri senza indugio ma non ho la smania di stare davanti a tutti i costi, anzi, se trovo un'andatura a me congeniale mi piace anche stare dietro e lasciarmi guidare. Che ho diffioltà con il buio, ormai è risaputo, e mi dispiace perché amo la notte, ma purtroppo perdo i riferimenti e mi confondo. Malgrado questo, è stato di giorno che sono finita fuori strada. Devo ricordarmelo.
Ho un buonissimo senso di orientamento ma non ho paura di sbagliare strada e di tornare indietro. Anche più di una volta, se necessario.
Odio chiedere indicazioni.

(dimenticavo... parlo spesso da sola ma, fondamentalmente,
non penso che sia poi così sgradevole viaggiare con me )


Romantico Rock Show - Gianluca Grignani

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c'est le vent... seddi

6 Ottobre 2010

Finalmente è autunno. Questa si che è la stagione adatta a me, non l’estate con quel suo carico di aspettative che seppure “ormai non ci credi più” poi scopri che in fondo un po’ ci credevi ancora, con quella sua luce esagerata che ti rende tutto più visibile e più a lungo e che sembra rendere brillante anche il grigio, con quella sua inevitabile esposizione di pelle che attiva terminali nervosi che neanche ti ricordavi di avere, con quel suo cielo che ti fa venire voglia di volare anche se non hai le ali e poi, tanto, che te ne faresti delle ali visto che hai paura…

No, no, viva l’autunno quando invece torni a coprirti e a nasconderti, quando i colori ci sono, si, ma devi andarli a scoprire, sono densi e pastosi e sembrano aver imprigionato il sole e forse i tuoi mille sogni sprecati, quando la pioggia sembra durare all’infinito e sai che non farà germogliare speranze ma laverà almeno quel sale che brucia sulle ferite, quando la lana ti abbraccia e la casa ti coccola e non hai più il rimorso di perdere una bella giornata.

Che meraviglia l’autunno con i mucchi di foglie che frusciano mentre cammini e che poi si fanno tappeto da calpestare senza far rumore come succede con le tue rinunce silenziose che adesso sono lì, aperte come le lappe dei castagni quando non sono più verdi, altere e pronte a pungere.

Verrà il tempo del freddo, della neve e del letargo che lenisce e protegge. Forse guarisce.

Ma ora, che bello poter essere tristi!

autunno

prima dell'alba



14 Agosto 2010

Che poi, invece, su di me cadono fiori, altro che stelle.
Nulla di miracoloso, ovviamente... solo che c'è questo oleandro proprio sopra alla mia sedia che, ogni tanto, mi regala uno dei suoi fiori rosa.
A me piace l'oleandro. Sarà che se sollevo gli occhi mi perdo in questi grappoli colorati che risaltano contro il nero della notte. Sarà che da bambina mi sembravano piccole damine dagli abiti svolazzanti. Sarà che adesso le vedo come fatine che mi si posano attorno.
Sarà che, magari, non sarò più capace di affidare i miei desideri alle stelle ma credo ancora nelle fate...



Before The Dawn - Evanescence