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mercoledì 28 agosto 2013

autolegittimazioni


Ho rigato l'auto. La sua auto. Che poi, ora, sarebbe la mia. Cioè, in pratica lo era anche prima, ma adesso è ufficiale, c'è scritto nel libretto. Per cui anche il rigo è mio... non so ancora se  fa differenza. Che poi non è esatto dire che l'ho rigata, è stato un regalino di ignoti. E questo un po' fa differenza, ma non molta.
Io non avevo bisogno di un'auto, ne ho già una che è stata mia fin dall'inizio che è esattamente a mia dimensione e non potrei neanche permettermene un'altra, figurarsi questa che è pure più costosa da mantenere. Lo so, avevo detto che l'avrei venduta, avevo razionalmente deciso che l'avrei venduta e razionalmente non avevo dubbi.
Ma poi, presa la decisione ho iniziato a trovare (o a creare) "legittimi impedimenti": e non è giusto svenderla, e non è facile trovare acquirenti, e visto che ho dovuto cambiare le gomme per la revisione tanto vale usarla qualche volta che poi se sta ferma è peggio.... fino all'ultima trovata geniale, visto che nella fiesta ho ancora le termiche, adesso uso questa!
E' che quest'auto mi provoca sensazioni contrastanti. Altri luoghi e oggetti mi ricollegano a cose difficili da gestire emotivamente, ricordi decisamente troppo belli o troppo brutti,  sicuramente complicati da ordinare... Invece in quest'auto abbiamo trascorso tanto di quel tempo e, certo, è stato prevalentemente tempo difficile ma era come se l'abitacolo ovattasse tutto... o forse erano quei lunghi e faticosi viaggi che riuscivano a farci trovare la via di affrontare le cose.
E poi è un'auto che conosco bene, probabilmente sono stata io a guidarla di più ma  ecco che questo  tende a provocarmi quella sensazione strana, quasi di usurpazione che non è solo legata ad un bene materiale, è qualcosa di più sottile e complesso.
Sono  proprietaria di qualcosa che non ho effettivamente desiderato ma che forse potrebbe anche piacermi eppure, ogni volta che premo sull'acceleratore e sento quella sensazione euforica di potenza e velocità, ecco che subito dopo torno a sentirmi quasi abusiva.
Forse dovremmo avere solo... auto... da poter rigare.
 

 

mercoledì 7 agosto 2013

sdca

Stavolta l'ho fatto. Sono stata ferma, decisa ma molto calma. Ho detto le cose che dovevo dire senza rivangare quelle vecchie e nemmeno quelle recenti. Non mi si è chiusa la gola, non sono diventata rossa ed ho tremato il minimo indispensabile.
Dall'altra parte non c'è stata alcuna paradossale inventiva e la faccia tosta è stata quella di spre. E' sembrata quasi una resa.
Dunque ho dimostrato che la mia disponibilità non è necessariamente stupidità ed ho iniziato a sottrarmi da una situazione con le caratteristiche di sabbie mobili. Dovrei sentirmi un po' contenta, no?
Perché allora ho questa sensazione di essere arrivata esattamente dove ero attesa? Perché la mia  presunta affermazione di carattere mi sembra lontanissima dal mio carattere stesso? Perché il famoso decisionismo non pare poter alleggerire minimamente il peso di questi mesi? E poi gli sviluppi, dinamiche vecchie riproposte con parole nuove per poi trovarsi nei soliti giochetti...
E ti accorgi che tra lo stare molto calmi e lo stare molto fregati... è un niente.
 
 
 
 

lunedì 18 febbraio 2013

da qualche parte

Un pianista non l'avevo mai avuto. Almeno non tutto per me, dico. Insomma, non è come provare e riprovare con l'inconsapevole base musicale, qui si tratta di interagire con un umano, bisogna ascoltarsi, guardarsi. Comunicare.
La canzone non mi piace molto, cioè, mi piace ma non è il genere che amo cantare, ma,  dopo la completa disfatta della performance  natalizia, il mio corso di canto aveva proprio bisogno di una novità che mi imponesse di ritrovare impegno ed un minimo di determinazione.
Ma quando ho iniziato a provare mi sono ritrovata punto e accapo, con quei suoni strozzati e tremolanti e con la convinzione che qualsiasi nota fosse troppo alta per me. La storia della mia vita, no?
E' vero che ultimamente ho perso completamente il controllo della voce (e di altre cose)... credo che a furia di soffocare ed ignorare il mio malessere emotivo, questo si sia impossessato di alcuni terminali nervosi e soprattutto del diaframma ed abbia trovato questo bizzarro modo per esprimere il suo disagio e richiamare la mia attenzione.
Ma come la mia mente riesce a crearsi questi simpatici aliens, così deve essere in grado di combatterli e così mi sono detta che doveva esserci per forza un modo.
Ecco, il modo è stato quello di eseguire la nuova canzone ma pensando di cantarne una vecchia, una di quelle che gorgheggio da vent'anni. Allo stesso modo ho trattato certe vocali indisciplinate, pronunciandole pensandone altre...  e la cosa ha iniziato a funzionare.
Praticamente ho preso uno schema collaudato e l'ho spostato pari pari sulla nuova situazione facendo finta che sia uguale. Che è esattamente come affronto la maggior parte dei miei problemi. In definitiva, confondo me stessa!
Questa cosa mi ha dato un po' da pensare perché ho spesso l'impressione che il risultato che ottengo  sia solo apparentemente positivo, sia temporaneao, forse palliativo. Il che spiegherebbe perché, dopo aver superato certi... eventi, mi ritrovo con la sensazione addosso di non averli affatto superati. In conclusione, sono riuscita a strappare la canzone all'alien, ma lui è ancora lì, più forte che mai.
 
 

giovedì 22 novembre 2012

toc toccamenti

Non amo le porte chiuse. Questo non significa, certo, che le lasci aperte indiscriminatamente, però alcune forzature le faccio ed ammetto che in certi casi mi forzo a fare il contrario.
Ora, non dico che non riuscirei a dormire tenendo la porta della mia camera chiusa, è senza dubbio un fatto di abitudine, ma mi piace tenerla aperta e se, involontariamente, mi è venuto da accostarla, prima di spegnere la luce mi alzo e vado a ripristinare la situazione.
Se seguissi il mio istinto, anche la porta di casa starebbe spesso aperta perché mi piace sentire i rumori delle scale, mi fa sentire in "comunione" con il resto della famiglia (nella palazzina siamo solo noi parenti stretti)... poi, ovviamente, ho bisogno anche dei miei momenti di privacy e, del resto, la stagione non consente frequenti arieggiamenti. Insomma, ho una preferenza ma non è che sono del tutto scema, ecco.
Invece un po' scema lo divento quando si tratta delle altre porte, quelle emotive, quelle dei rapporti e dei sentimenti... Eh, lì di chiuderle non se ne parla proprio. Non che non abbia il mio orgoglio, diamine... anzi, sono pure molto permalosa e indiscutibilmente sensibile. Però... come dire...finisco con il cercare sempre anche di comprendere le motivazioni altrui, riconsidero tutti i miei ragionamenti e finisco puntualmente per ammorbidire e rivedere le decisioni drastiche.
Devo dire che ho il forte sospetto che questa, più che un'apertura nei confronti degli altri sia una sorta di eccesso di umiltà. Sì, come se pensassi che, in definitiva, le motivazioni degli altri contino più delle mie che, magari posso ritenere più giuste... O forse è esattamente il contrario, sono presuntuosa al punto di essere convinta di capire più degli altri e quindi indotta a "concedere" altre opportunità.
Fatto sta che supero sempre il dissapore. Questo non significa che non abbia ben presente la situazione e che dimentichi le mie ragioni, ma ritengo possibile per me rimodularmi rispetto all'altra persona, ridefinire i limiti della mia fiducia, del mio rispetto, della mia considerazione e mantenere comunque il rapporto. Una sorta di autodifesa di cui a volte dall'altra parte ci si può persino non accorgere ma che per me cambia in maniera importante la mia predisposizione.
Io sono stata sempre soddisfatta di questa mia "capacità", non l'ho mai considerato un limite ma una risorsa ma ultimamente mi è capitato di pensare che forse, come per le porte di legno, ci sono situazioni in cui non si dovrebbe chiudere e basta, fosse anche solo per rispettare quel che si è promesso. Insomma, mi piacerebbe essere come Meryl Streep quando ne La casa degli spiriti dice a  Jeremy Irons che non gli parlerà mai più e resta fedele al proprio proponimento fino in fondo.
Ecco, questo non mi riesce e mi viene il dubbio che non sempre sia un bene. Anzi, sono quasi sicura che qualche volta non lo sia.
 
 

martedì 31 luglio 2012

movi-menti

Mi balla un occhio. Sì, praticamente è l'unica parte di me che si diverte al momento... In realtà è la palpebra inferiore ad avere questo battito inconsulto, però poi finisce che mi fa muovere anche la lente a contatto e quindi non è improprio dire che mi balla l'occhio.
La cosa va avanti già da diversi mesi, non in maniera costante ma abbastanza ricorrentemente ed in certi momenti è piuttosto fastidioso.
Neanche mi lamento, tanto la diagnosi te la dicono tutti prima ancora che tu abbia finito di parlare... Stress.
Del resto è perfettamente nel mio stile... Questo anno che mi è passato addosso come un trattore con il rimorchio, in cosa mi si poteva manifestare se non in un quasi impercettibile tic?
Non sono tipo da reazioni esagerate, io. Sono misurata, controllata. Senza dubbio c'è una parte di me che fa una gran fatica a mantenere la calma e la compostezza anche in frangenti particolarmente difficili, ma, tanto per ricollegarsi al post precedente, ormai il meccanismo è così forte e automatico che neanche mi accorgo di metterlo in atto.
Però, qualche settimana fa una reazione esagerata l'ho avuta, eccome. A scatenarla è stato un episodio non banale, anzi, decisamente importante, ma certo non paragonabile a quanto avevo vissuto recentemente e così la mia manifestazione ha lasciato abbastanza di stucco chi mi stava intorno.
Ora, io conosco esattamente le motivazioni, anche quelle meno evidenti e soprattutto meno onorevoli, che hanno aperto la porta alla mia eclatante esternazione, però, la perdita del mio consueto aplomb non è stata per niente piacevole e liberatoria e mi ha pure notevolmente imbarazzato. Un po' come quando vieni sorpreso a fare qualcosa di assolutamente banale da cui per anni avevi preso le distanze... che so... come se ti avessero scoperto addosso un paio di mutande viola con tanto di giglio bianco, dopo che avevi da sempre ostentato un assoluto disprezzo per il calcio (giuro che non ce l'ho!)!
Beh, la cosa incredibile è che l'iniziale stupore con cui è stata accolta questa mia presunta caduta di stile, ha lasciato inaspettatamente il posto ad una completa comprensione e totale indulgenza rispetto alla mia parte di responsabilità per l'accaduto, una cosa che tutta la mia preziosissima compostezza di tanti anni non aveva mai conquistato. Insomma, come dire che io per una vita mi sono sforzata a mantenere tutta questa rispettosa padronanza che, invece, non solo non era richiesta, ma alla fine stava pure un po' sulle palle?
E subito mi sono venuti in mente tanti piccoli e grandi episodi, anche molto diversi tra loro, per i quali ho provato frustrazione per quanto la mia fatica non avesse trovato poi attenzione, risposta, risultato, riconoscimento... per non parlare di "altre" situazioni che so io....
E se per anni avessi sbagliato la quantificazione della giusta misura?

sabato 26 maggio 2012

non aprite... quell'oblò (secondo post domestico)

Stamani mi è successa una cosa fastidiosa. Cioè, la prima cosa fastidiosa, l'antefatto possiamo dire, mi è accaduta l'altro ieri sera, quando ho sovraccaricato troppo il contatore dell'elettricità e l'ho fatto saltare, cosa antipatica perché devo scendere e risalire i miei tre piani di scale per ripristinare la situazione. Allora ho interrotto il lavaggio della lavatrice e lasciato continuare quello della lavastoviglie (causa del sovraccarico). Solo che poi mi sono beatamente scordata della lavatrice... mmm... sì, anche per tutto ieri... anzi, ho proprio rimosso l'episodio, tant'è che stamani mi sono detta: "accidenti, ho dimenticato di stendere i panni in lavatrice!" e mi sono precipitata ad aprire l'oblò senza fare mente locale che in realtà il ciclo di lavaggio non era stato ultimato... Ed è uscita una valanga d'acqua. Saponata.
Ora, io non credo che questa disattenzione mi sia capitata altre volte, però la sensazione è stata estremamente familiare perché, accidenti, capita dannatamente spesso di aprire un qualsiasi sportello e di trovarsi investiti da un inaspettato contenuto di cui ci si era scordati.
Ecco, probabilmente è per questo che ultimamente io mi sto scoprendo così titubante ad aprire certi cassetti della mente... ho come la sensazione di non aver terminatoun programma da qualche parte e ci deve essere certamente un oblò carico d'acqua saponata e neanche pulitissima e pronto a rovesciarmela addosso.




sabato 24 marzo 2012

ri-per-corsi

Mi sono attaccata a tutte le scuse possibili, comprese inondazioni e  cavallette, ma le scarpe le ho comprate, la playlist l'ho scaricata, il programmino sul telefono funziona, il tempo è buono, non avevo impegni.... insomma, ieri mi è toccato! Che poi camminare mi piace, ok anche correrre,  ma al momento non è proponibile... comunque il movimento facilita la sedimentazione dei pensieri nella mia testa e mi fa bene almeno per quello.
Ma dicevo del programma sul telefono. Traccia tutto il mio percorso, mi conta i passi, la distanza, i passi, la velocità... posso vedere dove sono passata e ripassata, le deviazioni,  i cambi repentini... secondo me registra anche il livello di umore! E forse i pensieri che perdo dietro di me...
Allora mi è venuto da chiedermi come sarebbe se questo programma disegnasse proprio il viaggio dei miei pensieri... un sovrapporsi di tratti quando mi ostino a percorrere gli stessi ragionamenti, svolte nette nei miei cambiamenti di idee, ghirigori nel mio vagare a volte astratto o distratto, incroci tra coerenze e incoerenze, le linearità di ciò che non cambia mai....
Insomma, una cosa così...







mercoledì 22 febbraio 2012

pedine... perse (nel pozzo?)

In fondo il nostro percorso emotivo è un po' come un gioco dell'oca, tante caselline da percorrere, ognuna con una caratteristica, il lancio dei dadi che rappresenta il nostro debole arbitrio nell'adattare la nostra personalità di base agli accadimenti della vita.
A questo gioco, lo sappiamo, non conta effettivamente ottenere alti punteggi ad ogni tiro, ma in quale casella quel numero porterà i tuoi passi. Ci sono percorsi regolari e tranquilli, con quelle caselle anonime dove sembra che non ti capiti niente, ma  in questo caso sta a te riuscire ad apprezzare la figurina dove capiti, darle un significato ed un'importanza. Ci sono poi le giocate un po' più movimentate, quelle dove passi da una casella fortunata che ti spinge ancora più avanti, ad una dove invece vieni improvvisamente retrocesso ed il tutto in un'alternanza di momenti a cui è difficile dare equilibrio.
Io, se penso al mio gioco dell'oca, mi vedo come una pedina che prova a non farsi illusioni quando capita nelle postazioni fortunate, accetta con rassegnazione quelle poco belle, sempre disposta a tornare sui suoi passi ed a saltare tutti i turni imposti. Il vero problema è l'ansia che mi prende ogni volta che devo lanciare i dadi perché sempre troppo consapevole dei punteggi a rischio che mi porterebbero nelle caselle sbagliate e che, per un'oscura ragione, riesco puntualmente ad ottenere.



e la canzone ci metto questa a prescindere dal gioco


giovedì 9 febbraio 2012

bimbe sperdute

Diciamolo, la prima emergenza affrontata da "capofamiglia" l'ho toppata alla grande. Hai voglia a dire che tanto ero abituata ad occuparmi della maggior parte delle cose... la maggior parte delle cose non sono tutte le cose e sentirsi sola in due non è come esserlo davvero, alla faccia di tutta l'aria fritta che si può dire in proposito e che io avevo presuntuosamente pensato.
Dunque, diciamolo pure, "quella brava" stavolta non è stata brava per niente. Le gomme termiche le dovevo mettere e lo sapevo, e se alla prima spruzzata di dicembre potevo essere in parte giustificata  dai recenti eventi, dopo è stata semplicemente trascuratezza. Ed anche una di quelle pigre sfide che mi diverto a fare a me stessa. Oddio, è vero che ci sono stati inverni in cui la neve ha latitato, ma erano quelli l'eccezione, non la regola. In ogni caso l'inverno è inverno (anche se a sentire la tv pare che stessimo in africa), sto in montagna, le strade gelano e può nevicare, è un fatto. Ora, è vero anche che non sempre ne viene una metrata tutta insieme, ma se si considera che ho pure fatto il tifo perché non smettesse, beh, un po' in colpa mi sento.
Per l'acqua, invece, è stata sfortuna, giuro. In tanti anni, anche con temperature più rigide, non mi era mai successo di restare senza. Certo, conosco anche io l'espediente di lasciarne un filo a scorrere, l'ho pure consigliato... ma non mi sembrava fosse ancora necessario, ecco. Vale come trascuratezza?
Potrei aggiungere altre due o tre cosette in cui sono stata manchevole ma quelle erano abbastanza prevedibili e non ho neanche intenzione di scriverlo da quanto me le giustifico... Altre, invece, diciamo che stanno procedendo un po' a rilento...
Insomma, io che non era davvero brava ma solo bravina l'ho sempre saputo, ma forse a forza di sentirmelo dire un po' ci avevo creduto davvero. E forse sono così abituata ad essere in fuga da me stessa che non ho ancora smesso di farlo anche se adesso non so più bene quello che mi insegue. O forse non mi insegue. Forse mi ha superato e ce l'ho davanti.

Il punto della situazione è che siano senza macchina.
Vabbe', andiamo a piedi...
... senza acqua.
Ci arrangiamo con secchi e bottiglie...
... senza sky.
Via, che problema c'è...
acc... mi sa che non c'è connessione...
AHHHHHH... NON CI SCHERZIAMO NEANCHE!!!!!




mercoledì 25 gennaio 2012

too lost to lose

Del telepass mi fido abbastanza, dai.... insomma, quel tanto che basta a farmi attraversare il casello senza apparente esitazione. Mmm... ok, non è vero, in realtà c'è sempre quel momento in cui penso che forse la sbarra non si solleverà e la tentazione di dare una toccatina ai freni è così forte che non sono per niente sicura di non averlo effettivamente fatto.
Però, voglio dire, non è irragionevole... esiste una remota possibilità che qualcosa non funzioni, no? Che ne so... metti un black out? E non deve essere per niente bello cozzare contro quella sbarra.
Con le persone mi succede un po' la stessa cosa. Alcune hanno questo passaggio dedicato, una corsia preferenziale, e per un inspiegabile motivo sembrano avermi dato il congegno per passare senza fermarsi... è davvero una bella cosa... in pratica significa dare per acquisite tutta una serie di interazioni di base e poter passare immediatamente al livello superiore e oltre... si parte da uno stadio avanzato e questo implica un approfondimento immediato. Insomma, un modo di toccarsi l'anima saltando i convenevoli, non so se mi sono spiegata.
Però, mi rendo conto, che quella esitazione, più o meno evidente, mi resta sempre... non posso fare mai a meno di pensare che magari siamo in un giorno in cui i telepass non funzionano, ecco.
Non credo che sia mancanza di fiducia... voglio dire, questi telepass sono aggeggini complessi e non è che quando ci si scanbiano si compila un contratto con tutte le clausule ben specificate, no, ognuno ne ha una certa percezione e le percezioni, lo dico sempre, sono roba pericolosa. Buona, ma pericolosa.
E le sbarre che si trovano nei caselli delle autostrade dell'anima, sono davvero dure.


domenica 29 maggio 2011

è rosso il colore degli incubi

Pensavo ai semafori. In genere il rosso è più grande degli altri e quasi sempre anche più luminoso... si, ne ho trovati un paio pure con un bel verde, ma spesso sono piuttosto sbiaditi. La logica è banale, è il rosso che tu guidatore devi assolutamente vedere, il segnale di arresto è prioritario a quello di via libera.
A me succede anche con le persone... solo che è inutile aspettare: il verde non scatta.
Ora, questo, seppure poco piacevole, non dovrebbe essere un problema insuperabile. Voglio dire, uno si guarda intorno, ci sono miliardi di strade, basta prendere quelle con il via libera, no? A volte sono pure belle strade.... Ma quando mi ritrovo a guardarmi intorno, non so perché, vedo solo segnali rossi, stop ovunque.
Che poi basterebbe fermarsi un po', guardare con calma, lasciare che gli occhi si abituino e smettano di essere calamitati da quel rosso acceso. E si aprirebbe un mondo verde!
Invece, eccomi qui.... con questo senso di vertigine rossa che ruota intorno a me.
E non scatta mai!




Drive - Incubus

A volte sento la paura dell'incertezza stuzzicarmi in maniera chiara

e io non posso fare niente a parte chiedere a me stesso per quanto tempo ancora lascerò che questa paura prenda in mano il volante e guidi

Mi ha già guidato prima e sembra avere un'incerta caccia dei corpi.

Ma ultimamene sto cominciando a capire che dovrei essere io quello dietro il volante

Qualunque cosa porti il domani io sarò lì

a braccia aperte ed occhi aperti

Qualunque cosa porti il domani,

sarò lì, sarò lì...

quindi se io decidessi di rinunciare alla mia opportunità di essere uno dell'alveare

sceglierei l'acqua al posto del vino, tornerei in me stesso e guiderei la mia vita?

Mi ha già guidato prima e sembra essere la via

che chiunque altro prende attorno

Ma ultimamente sto cominciando a capire che quando guido io

la mia luce è trovata

Qualunque cosa porti il domani io sarò lì

a braccia aperte ed occhi aperti

Qualunque cosa porti il domani,

sarò lì, sarò lì...

Sceglieresti l'acqua al posto del vino

Stringeresti il volante e guideresti?

Qualunque cosa porti il domani io sarò lì...




sabato 21 maggio 2011

moto uniformemente accellerato

2 Aprile 2011


Non amo particolarmente fare liste. Meno che mai classifiche, ma in genere ogni elenco tende a mettermi una certa ansia. Non faccio mai neanche quello della spesa.
Non è che non mi piaccioano, anzi, trovo divertente e stimolante leggere le graduatorie e gli inventari fatti dagli altri... però, non so... io li vivo male. Credo sia per quel loro senso di definitivo, come se fossero la conclusione di un ragionamento che, invece, per me, resta perennemente aperto.
E così, pensa e ripensa, non sono riuscita a fare il mio "elenco delle dieci cose per cui vale la pena vivere" come Saviano nel suo libro e, prima di lui, Woody Allen. No, no... per me è una questione troppo ampia e variabile per riuscire a sbilanciarmi in una top ten... solo ipotizzare uno o due brani musicali sopra ai tanti che amo, rappresenterebbe un problema, per non parlare della scelta tra i vari temi... ricordi, affetti, sogni, ideali, luoghi...

Però, mentre nella mia testa ruotavano vertiginosamente una miriade di elementi, insieme alla consapevolezza che non sarebbero mai stati tutti quelli davvero importanti, me ne è venuto in mente uno che ha, invece, generato un'ulteriore lista, un sottogruppo insomma sul quale mi sento di sbilanciarmi abbastanza.

Si tratta di quei momenti che precedono qualcosa di bello, l'istante in cui si avverte la certezza dell'evento che si sta per compiere ma non lo si è ancora consumato. E questi sono i miei dieci preferiti.




1. Il battito di ciglia prima del risveglio, quando la tua coscienza torna ad impossessarsi del corpo e lo trattiene brevemente nell'universo dei sogni.


2. Quella indefinibile frazione di tempo che precede l'inizio della pioggia e tutto si acquieta.


3. L'istante immediatamente prima del bacio quando le labbra sono così vicine che non dubiti più che accada, ma ancora non si sono toccate.


4. I secondi che servono a mia figlia per salire le scale di casa dopo aver suonato, durante i quali mi rendo conto che se anche è passata solo un'ora non vedo l'ora di riaverla con me.


5. Il tempo che impiega il cucchiaino ad affondare nella torta ai frutti di bosco mentre ne annusi il profumo e ne pregusti il sapore.


6. L'intera durata dell'ultima curva prima che la strada si apra ed il posto che ricordavi si spalanchi davanti ai tuoi occhi.


7. Il periodo che impiega a caricarsi una mail dopo che hai cliccato sull'oggetto ed ancora non sai quello che vi troverai scritto ma non importa perché qualunque parola andrà bene.


8. Il momento subito prima dell'apertura del sipario quando ti chiedi perché hai accettato un'altra volta di farlo ma sai che non vorresti essere da nessun altra parte.


9. La durata dell'introduzione di una canzone, dei titoli di testa di un film, dell'apertura di un libro al "Capitolo I"... prima di immergersi nella fantasia.


10. Il fremito che avverti prima di agganciare gli occhi di una persona che ti mancava, quando sollevi i tuoi senza ancora averla vista ma che poi pensi che forse te lo sentivi.

Elisa - Labyrinth