La leggerezza non fa per me, diciamolo. Non è roba mia per costituzione fisica, non è insita nel mio carattere, non è tracciata nelle mie stelle. Solo il mio pensiero riesce a galleggiare tra tutte le mie pesantezze a cui resta aggrappato con quel filo a volte spasmodicamente più corto, altre illusoriamente lungo ma mai infinito, spostato da brezze e venti improvvisi, immobile nell'apatia delle attese.
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giovedì 1 maggio 2014
giovedì 3 aprile 2014
diritti e rovesci di proprietà
Buongiorno...
La voce proviene dalle mie spalle, io sono accoccolata a terra e voltandomi ho il sole negli occhi per cui non capisco esattamente chi sia la signora che mi sta parlando, vedo solo che è minuta e certamente anziana. Sorrido e rispondo affabilmente al saluto, magari è a me che al momento sfugge la sua identità e lei invece mi conosce, queste cose in un paesino succedono, a me pure spesso. Al cimitero poi si diventa, come dire, tutti un po' più socievoli, probabilmente è una sorta di senso di condivisione, una vicinanza reciproca e leggera che non ha bisogno di tante spiegazioni. Continuo a sistemare le piante ed i vasetti a terra ma lei rimane ferma alle mie spalle e qualcosa nella sua immobilità e nel suo silenzio mi induce a voltarmi di nuovo alzandomi in piedi per darle finalmente attenzione. Adesso che la vedo bene sono sicura di non conoscerla ma le sorrido di nuovo. Ha capelli corti e lievemente cotonati, di un bianco "naturale" senza riflessi azzurrini, un cappottino che non fa una piega, la borsetta sul braccio ed in mano una rosa bianca confezionata nel cellophane con un fiocco di raso sempre bianco.
Sto cercando mio marito... dice spostando gli occhi da me alla tomba diverse volte. Io mi guardo intorno, cercando il suo accompagnatore, ma non riesco ad individuare nessuno...
E' venuta con lui? chiedo cercando di capire "dove" lo stia cercando.
Forse è questo. ipotizza lei, accennando un movimento della mano verso la lapide e scrutando le scritte.
Veramente... questo è il mio. rispondo impacciata e sentendomi vagamente stupida ad affermare un tale diritto di proprietà, ma lei non sembra turbarsi più di tanto e mi guarda di nuovo, come riflettendo.
Ah, è il suo... Ed è il primo?
Beh, sì... è il primo... mi decido ad ammettere dopo un attimo di disorientata esitazione. Signora, ma è venuta da sola? La posso accompagnare da qualcuno...? Adesso sono decisamente convinta che la signora deve essere sfuggita al controllo di qualcuno... Ed infatti il qualcuno si materializza provvidenzialmente nei panni di un signore che ci raggiunge con un'espressione in volto di evidente sollievo.
Ah, eccoti... ti avevo raccomandato di non muoverti! la rimprovera lui ma in maniera gentile, persino affettuosa, prendendola sottobraccio.
Ma credevo di averlo trovato... però la signora dice che è il suo... tenta di giustificarsi lei lasciandosi guidare verso il vialetto di lato. Abbozzo un saluto cordiale e comprensivo mentre cerco lo sguardo del signore per trovarne la complicità, ma lui mi getta un'occhiata fredda e mi redarguisce:
Certo che potrebbe anche metterci una foto, eh?
Li guardo allontanarsi con un misto di incredulità e sgomento e chinandomi di nuovo per sistemare i le piantine, mi chiedo perché, improvvisamente, mi sembra di aver trovato un valido motivo per fare quel che fino ad ora non avevo mai voluto.
sabato 8 marzo 2014
fuori o dentro ai sogni
Ho sognato che ero innamorata. Questo non mi meraviglia molto visto che, ultimamente, mi sono trovata spesso a discutere sull'argomento, dimostrando e sostenendo la mia attuale indisponibilità sentimentale e suscitando anche qualche perplessità per la posizione vagamente cinica e teoricamente liberista.
Ma se, come sosteneva il dottor Morelli l'altra mattina alla radio, i sogni ci rimandano la nostra parte meno consapevole e mediata, allora la mia è ancora ostinatamente romantica a dispetto del mio scetticismo e progressivo inaridimento.
O forse no. In realtà il mio sogno non aveva nulla di romantico. Nessuno scenario favoleggiante, niente atmosfera romantica e, soprattutto, neanche l'ombra di un principe di qualsiasi colore. Insomma, completa assenza di tutti gli ingredienti... solo io sono capace di rendere minimal anche certi sogni!
Però ero innamorata, di questo sono sicura. A dire il vero, così a mente fredda, non saprei neanche da dove cominciare per descrivere la sensazione... i sogni sono un po' così, no? Ti danno l'assoluta certezza di cose anche improbabilissime, come si fa poi a renderne perfettamente l'idea? E' come mettere a confronto due dimensioni completamente diverse. Mi viene in mente William Hurt quando in Figli di un dio minore prova a descrivere a Marlee Matlin il Concerto per due violini di Bach usando solo la gestualità.
Ecco, io come posso fare a rappresentare con le parole quello che stavo provando nel sogno? Una sensazione strana, piacevole ma anche un po' ansiogena, meno dolce di quello che mi sarei aspettata ma indubbiamente gratificante... Non so... un po' come se avessi appena firmato un contratto per un mutuo astronomico per l'acquisto della casa dei miei sogni. Rendo l'idea?
Mmm... ma sono io che non capissco le emozioni del mio inconscio oppure è il contrario?
venerdì 11 ottobre 2013
Emo e Raz
È un fatto di velocità, credo. Io ho il raziocinio svelto. Di fronte alla difficoltà o, comunque, alla questione da affrontare, non perde tempo, non si lascia distrarre dall'emotività, osserva, analizza, dispone. E mi convince. I suoi ragionamenti non fanno una piega, li condivido totalmente (sì, lo so che è ovvio, sono i miei!) e li rendo, per così dire, effettivi, operativi, convincendomi quindi di aver risolto la situazione e di poter passare oltre.
È a questo punto, generalmente, che arriva lei, la mia parte emotiva. Come una di quelle mogli vecchio stampo che concede al marito l'illusione che sia lui a decidere, resta in disparte, lascia che sia il raziocinio a prendere in mano le cose, non contrasta assolutamente le scelte, anzi, sembra quasi che annuisca d'accordo e non solleva obiezioni. Ma poi te la ritrovi a stringerti lo stomaco, a mandarti lampi di pensiero, ad avvertire disagi che non dovresti avere. Insomma, ti rimette in discussione tutto.
Ecco, in questo periodo, è un po' così che mi sento. Che dal punto di vista pratico mica cambia niente, non è che devi fare scelte o tornare indietro su decisioni prese... la tua testa il lavoro l'aveva fatto giusto... Solo che non hai risolto un bel niente, è tutto dannatamente confuso, fai fatica a gestire ogni piccolo pensiero, ogni azione, ogni parola che ti scappa di bocca, e se provi a cercare le ragioni della tua confusione, ti trovi a fare a ritroso un gioco di incastri e ti saltano tutte le tesserine che avevi pazientemente disposto, te ne ritrovi in mano alcune a cui avevi smesso di pensare ed altre a cui non dovresti proprio pensare... E l'idea di risistemarle tutte in questa distesa interminabile in cui non distingui più passato, presente e futuro, a momenti ti toglie il respiro.
Attacchi di panico? Rimpianti? Rimorsi? Tristezza? Preoccupazione per il futuro? Mmm... Io la chiamo vedovansia...
(la canzone ovviamente l'ha scelta Raz...)
mercoledì 6 febbraio 2013
ci sono molti modi
Penso di essere stata anche io così, un tempo. Così sicura di aver capito tutto, intendo... o almeno così sicura di essere sempre alla ricerca della cosa giusta, così convinta che fosse assolutamente necessario dirla...
Ne ho un ricordo vago. Non così vago se ci penso, in effetti. E' vago proprio perché non amo pensarci. Credo di essere stata bene in quel periodo, ma è ovvio, mi sembrava di aver fatto un percorso, di aver risolto tutte le questioni spinose, di sapere chi ero, cosa volevo e questo dava sicurezza alle mie scelte. Dio, dovevo essere odiosa... Certo che stavo bene.
Se ci penso ancora meglio, mi rendo addirittura conto che sono state proprio alcune di quelle scelte a causare problemi che poi mi hanno condizionato la vita e che adesso non posso assolutamente risolvere. Insomma, sono state scelte sbagliate.
Non che poi non ne abbia fatte delle altre.... però dopo sono stata sempre consapevole che le decisioni potevano pure essere errori e questo lascia una sensazione diversa. Come dire, sono cazzate che avevi messo nel conto e pesano di meno. Quelle altre pesano come macigni.
Il fatto è che quando pensi di aver capito tutto, ti adagi su questa illusione, pensi di percorrere ancora quella strada ed invece ti sei fermata, il tutto cambia e tu stai sempre lì a leggerlo con la testa di prima... e te lo fai tornare. Praticamente sei convinta di guardare un film ed invece è un fermo immagine e ci costruisci tutta una storia intorno.
Oppure ti arriva il dubbio.
La scoperta del dubbio mi ha cambiata dentro e fuori, per sempre e non credo che il passaggio sia più reversibile. Il che equivale un po' ad aver di nuovo capito tutto, no? Un tutto niente. Insomma, è un paradosso.
Il fatto è, che intorno a me ci sono persone che ancora sono in quella fase... sono lì, piazzate in quel fermo immagine e non smettono di spararmi addosso le loro preziose sentenze mascherate da improbabili bisogni di sincerità e verità, nella perenne illusione di cercare la cosa giusta.
Ed io, infastidita, le guardo cercando di capire se davvero sia preferibile non essere più come loro.
mercoledì 23 gennaio 2013
dolcezza allo stato liquido
Ho problemi con il tiramisù. Cioè, nessun problema a mangiarlo ovviamente, questo mi riesce ancora benino. E con gli stessi risultati di prima, direi...
No, il mio problema è prepararlo ed è una cosa stranissima perché il mio tiramisù è sempre stato considerevolmente buono, una certezza, una costante della mia vita da oltre trent'anni.
Lo so, lo so... nessuno scommetterebbe un centesimo sulle mie capacitàà culinarie, ma a dispetto delle apparenze e delle dicerie, ho le mie abilità. O avevo.
La cosa va avanti già da un po'... faccio tutto come sempre, come l'ho fatto per anni, ma ad un certo punto, anzi, esattamente al momento in cui unisco gli albumi perfettamente montati a neve, al mascarpone perfettamente montato con i tuorli e lo zucchero... ecco che la mia preziosissima crema diventa completamente liquida! Si smonta istantaneamente!
Ho provato di tutto. Ho cambiato qualità di mascarpone, di uova, temperatura, sbattitore, recipiente... da più di un anno, ogni tentativo è andato male, al punto da diradare sempre di più l'esperimento che, puntualmente, produce un risultato inglorioso.
Ma non essere riuscita ad individuare la causa dell'insuccesso aumenta la probabilità che questa vada ricercata in me e non negli elementi esterni. Sono io che irradio una qualche energia disaggregante?
Inutile dire che la mia testa si è già dilettata ampiamente a prospettarmi scenari di spiegazioni o interpretazioni inquietanti e destabilizzanti dentro ai quali i pensieri più scuri riescono facilmente ad attecchire.
Io, come al solito, anzi, come è diventato il mio solito, faccio un po' finta di niente... un po' mi arrendo, un po' insisto, un po' sdrammatizzo, un po' assorbo... Pesantemente consapevole di tutto, leggerissimamente convinta di poterlo sostenere.
Magari è un problema di cambiamento di stato... o di umore... o di dolce.
domenica 13 gennaio 2013
to be continued
Gennaio è un mese strano. Ambiguo direi. Sembra l'inizio di tutto, lo celebra addirittura, ti dà l'illusione di una sempre nuova partenza e invece ti ritrovi in un gioco già cominciato. Un po' come quando ti svegli in ritardo... che sia stata una notte di placido sonno o di sogni inquietanti, non fai neanche in tempo a goderne o a riprenderti che già ti trovi a mezza giornata e ti chiedi dove sia finita la tua mattinata.
E' anche una questione di calendario. Voglio dire, arriva dopo una settimana di feste, praticamente nel bel mezzo del periodi natalizio e già il fatto che venga definito natalizio la dice lunga su chi è il protagonista. Insomma, i primi giorni sembrano il prolungamento di dicembre e ti sembra davvero gennaio quando devi rimettere a posto albero, addobbi e conto corrente. Praticamente, dicembre dà una festa e gennaio deve pulire tutto...
Poi dovrebbe essere il primo mese dell'inverno ma in realtà è già un bel pezzo che fa freddo, che accendi i caloriferi, che indossi il cappotto, che fa buio presto. E' scoraggiante, ecco.
Poi dovrebbe essere il primo mese dell'inverno ma in realtà è già un bel pezzo che fa freddo, che accendi i caloriferi, che indossi il cappotto, che fa buio presto. E' scoraggiante, ecco.
Per non parlare delle aspettative che ti crei anche senza volerlo e che non c'è mai verso di ricondurre minimamente a qualcosa di realizzabile e ti ci vuole al massimo proprio questo mese per capirlo ma ormai il processo ormai è innescato e ti tocca sperare fino almeno a luglio.
Però... c'è da dire che tra le contraddizioni di gennaio c'è quel piccolo, quotidiano, incremento di luce, che è un po' come vedere la luce in fondo al tunnel ed è una bella sensazione perché ancora mica lo sai cosa ti farà vedere la luce e puoi permetterti di pensare che ci saranno un sacco di cose belle. Persino il sole....
mercoledì 2 gennaio 2013
come on over
Devo scegliere tra due impegni. Così di getto direi che li eviterei entrambi per starmene tranquillamente a casa, però sono consapevole di essere in possesso di elementi per dire che si tratta di due cose che mi piacciono e quindi questo mio sottrarmi non è logico e tanto meno opportuno per il mio equilibrio. D'altra parte è anche vero che ho vissuto con molto malumore la fase di preparazione di queste situazioni ed ho faticato non poco per farmele effettivamente piacere. Il che annullerebbe la logicità di cui sopra, no?
Ecco, il fatto è che nulla mi sembra logico in questa circostanza... io non mi sembro più logica!
Per uno di questi impegni ho dato la mia spontanea disponibilità perché si trattava di un progetto che mi piaceva e del quale volevo far parte. Poi me ne sono pentita perché si è accavallato con diverse altre incombenze. Poi ho visto che comunque sono riuscita ad incastrarlo. Poi ho avuto l'impressione di non essere più capace di fare quello per cui ero stata interpellata. Poi mi sono resa conto che con un minimo di preparazione ero perfettamente in grado. Poi mi è piaciuto.
L'altra situazione non mi ha convinta fin da subito, ero abbastanza convinta di non avere effettive qualità per parteciparvi, non incontrava il mio effettivo gusto e prevedevo che mi avrebbe creato un certo imbarazzo... Però la condividevo con persone a cui tengo molto. Però continuo a pensare che sia stato un errore. Però se mi fossi impegnata di più sarebbe certamente venuta meglio. Però potevo provare a migliorarmi. Però mi è comunque piaciuto stare insieme agli altri. Però, forse, mi piace anche fare la cosa in sé.
Ora, io non so cosa sceglierò di fare ma c'è un'inevitabile e doverosa conclusione a cui sono giunta seguendo l'ingarbugliato filo di questo ragionamento: il mio proposito per questo nuovo anno è quello di capire ciò che mi piace e quando dico "mi piace" non intendo nel senso di cliccare semplicemente su un pollice alzato... i "mi piace" che devo capire sono qualcosa che voglio davvero impegnarmi a fare bene e che sceglierò senza più dubbi.
venerdì 8 giugno 2012
...
Questo post lo comincio dal fondo, quindi con quella specie di morale che generalmente mi invento tanto per avere l'impressione che il ragionamento mi è servito a qualcosa.
La mia perla di saggezza, stavolta, dice che "se vuoi stare bassa per evitare di cadere, allora evita di mettere i tacchi".
In realtà i miei non erano tacchi, ma zeppe, teoricamente più sicure ed effettivamente non mi pare di aver mai avuto incidenti simili... anzi, mi ricordo quella volta, per il matrimonio di mia cugina, che scivolai uscendo poco prima della sposa, finendo con il sedere per terra davanti a tutti gli invitati... e lì avevo sandaletti assolutamente piani.
Ma se c'è sempre una prima volta, oggi è stata quella di lanciarmi dai miei dieci centimetri di zeppe e atterrare splendidamente a faccia in giù su un marciapiede.
Ora, lo so che è stupido, ma mentre rovinavo a terra, il mio primo pensiero è stato quello della terribile figuraccia che stavo facendo e, come a rallentatore, sono passata per i vari livelli della vergogna:
1) Accidenti, che brutta cosa inciampare in una via del centro di Firenze.
La mia perla di saggezza, stavolta, dice che "se vuoi stare bassa per evitare di cadere, allora evita di mettere i tacchi".
In realtà i miei non erano tacchi, ma zeppe, teoricamente più sicure ed effettivamente non mi pare di aver mai avuto incidenti simili... anzi, mi ricordo quella volta, per il matrimonio di mia cugina, che scivolai uscendo poco prima della sposa, finendo con il sedere per terra davanti a tutti gli invitati... e lì avevo sandaletti assolutamente piani.
Ma se c'è sempre una prima volta, oggi è stata quella di lanciarmi dai miei dieci centimetri di zeppe e atterrare splendidamente a faccia in giù su un marciapiede.
Ora, lo so che è stupido, ma mentre rovinavo a terra, il mio primo pensiero è stato quello della terribile figuraccia che stavo facendo e, come a rallentatore, sono passata per i vari livelli della vergogna:
1) Accidenti, che brutta cosa inciampare in una via del centro di Firenze.
2) Oh, vuoi vedere che stavolta batto una ginocchiata?
3) Uhhhh... questo marciapiede lo vedo sempre più vicino!
4) Ma dove cazzo sono finite le mani (credo che anche una come me possa pensare "cazzo" in questi frangenti, no?) Qui mi rompo i denti....
Il 5) sarebbe stato appunto qualcosa di molto sdentato ma, fortunatamente, mi sono fermata al 4), vale a dire solo alla paura di "smusarmi" ed infatti, la prima cosa che ho fatto dopo la notevole botta è stata quella di passarmi la lingua sopra ai denti per sincerarmi che ci fossero ancora.
Rassicurata di questo ma ancora totalmente inebetita, ho sentito qualcuno che si preoccupava di aiutarmi e così mi sono resa definitivamente conto che la spiacevole situazione non era accaduta all'avatar che a volte penso di mandare in giro al posto mio, ma proprio a me... proprio alle mie ginocchia e, soprattutto, proprio al mio mento ed al mio labbro superiore.
Rassicurata di questo ma ancora totalmente inebetita, ho sentito qualcuno che si preoccupava di aiutarmi e così mi sono resa definitivamente conto che la spiacevole situazione non era accaduta all'avatar che a volte penso di mandare in giro al posto mio, ma proprio a me... proprio alle mie ginocchia e, soprattutto, proprio al mio mento ed al mio labbro superiore.
Ma la cosa strana è stata che più aumentava il dolore e più diminuiva la vergogna e restare a terra non mi sembrava più così terribile come mi era parso prima di cadere... Voglio dire, uno sta sempre a temere il peggio, a cercare di evitare di toccare il maledetto fondo, ma per quando duro (e posso certo dire che lo è duro...), il fondo ha anche un qualcosa di rassicurante... sì, insomma, una volta verificati gli effettivi danni, ci si rende conto che più giù di lì non si può andare, quindi, d'accordo che fa male, ma passerà, no?
E per tornare al tema iniziale, forse non è che a non volare ci si salva dalle cadute, o forse, se cerchiamo stratagemmi per elevarci comunque, magari non è proprio vero che non desideriamo fare qualche voletto...
Ok, la botta che ho preso non mi consente di spingere oltre questa riflessione e, onestamente, il ginocchio blu e il labbro da pugile non mi permettono neanche di dire che si è trattato di una caduta proficua... e, allora, come lo finisco questo post? Ah, ma che scema, la conclusione l'ho messa all'inizio, no? Quindi non devo che mettere il titolo...
Ok, la botta che ho preso non mi consente di spingere oltre questa riflessione e, onestamente, il ginocchio blu e il labbro da pugile non mi permettono neanche di dire che si è trattato di una caduta proficua... e, allora, come lo finisco questo post? Ah, ma che scema, la conclusione l'ho messa all'inizio, no? Quindi non devo che mettere il titolo...
ri-costruzioni
(titolo cambiato per ispirazione notturna)
domenica 6 maggio 2012
oltre l'apparenza
Dopo cinque mesi, posso dichiarare ufficialmente concluso il mio proposito per quest'anno.
Con un insuccesso.
Ok, lo so... ci sarebbero ancora sette mesi per impegnarmi e devo dire che durante il primo periodo ho trovato tutto sommato facile rispettare la mia determinazione. In fondo si trattava solo di scrivere il mio nome... è pure corto, che ci vuole? E poi firmare le mie mail mi sembrava un punto di svolta, un ribadire orgogliosamente la mia presenza, anzi, di più... la mia esistenza, o resistenza, o persistenza.
Ma io ho il mio modo per dimostrare tutto ciò, no? E non è un modo che passa attraverso "inchiostro" visibile.
Non mi sembra l'anno giusto per pensare di cambiare.
Ma io ho il mio modo per dimostrare tutto ciò, no? E non è un modo che passa attraverso "inchiostro" visibile.
Non mi sembra l'anno giusto per pensare di cambiare.
domenica 22 aprile 2012
senza puntini (o quasi)
Qualche giorno fa leggevo su un blog, di una certa avversione, tra le altre cose, per l'uso dei puntini di sospensione negli scritti, cosa che non è neanche la prima volta che mi capita di sentire e che mi ha ancora una volta portato a fare una sorta di outing.
Ora, premesso che la punteggiatura ha una buona dose di regole (che credo di conoscere solo una parte, lo ammetto) ma poi consente pure una certa personalizzazione nell'impiego e, tanto più nei blog che, a torto o a ragione, possono essere un po' l'emblema di una certa libertà di espressione così come di libertà di scelta per i lettori, premesso questo, dicevo, a me i puntini piacciono proprio. Oddio, capisco che a volte se ne possa fare un uso inappropriato che poi risulta esagerato, però a me servono tutti. Ad esempio, dopo il "però" della frase precedente, io i puntini ce li avrei messi perché indicavano una sorta di breve esitazione prima dell'ammissione e scrivere le parole di seguito non rende il mio pensiero allo stesso modo, ecco.
La verità è che io sono un tipo da puntini di sospensione. E' il mio carattere, sempre in bilico tra l'esuberanza e l'impaccio, è il mio modo di riflettere, un'elaborazione continua di pensieri che non hanno ancora una definizione sicura, è il mio modo di pormi, cauto perché desideroso di trovare parole che riescano a farsi capire, è il mio essere già oltre il concetto appena espresso, consapevole dell'impossibilità di spiegare dove, è il mio guardare lontano persa in tutto quello che non voglio o non posso dire, è la mia insicurezza che tutto ciò possa interessare mai a qualcuno, è il mio sentirmi inafferabile come l'idea che tento di esprimere (e qui ci starebbero benissimo i puntini perché questo elenco è sicuramente incompleto e mettere il punto dà l'impressione di compiuto, ma ora che l'ho detto, posso anche metterlo, no?).
La verità è che io sono un tipo da puntini di sospensione. E' il mio carattere, sempre in bilico tra l'esuberanza e l'impaccio, è il mio modo di riflettere, un'elaborazione continua di pensieri che non hanno ancora una definizione sicura, è il mio modo di pormi, cauto perché desideroso di trovare parole che riescano a farsi capire, è il mio essere già oltre il concetto appena espresso, consapevole dell'impossibilità di spiegare dove, è il mio guardare lontano persa in tutto quello che non voglio o non posso dire, è la mia insicurezza che tutto ciò possa interessare mai a qualcuno, è il mio sentirmi inafferabile come l'idea che tento di esprimere (e qui ci starebbero benissimo i puntini perché questo elenco è sicuramente incompleto e mettere il punto dà l'impressione di compiuto, ma ora che l'ho detto, posso anche metterlo, no?).
Insomma, mi rendo conto che tanti puntini possono disturbare e, per quanto l'essere proprietaria di questo blog mi potrebbe esimere dal giustificarmi, a me non piace disturbare (dio, che voglia di mettere i puntini anche qui, perché su questa cosa del disturbare c'è il mondo dietro), ma prometto solennemente che metterò solo quelli che riterrò assolutamente necessari. Vale a dire tutti.
.... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...
sabato 3 marzo 2012
senza titolo
Detesto quando mi dicono
che sono stata una bambina viziata. Che poi a fare questa affermazione è sempre
qualcuno che non mi ha conosciuta nell'età infantile e, puntualmente, pronuncia
tale verdetto in considerazione dei miei problemi alimentari. Perché io, in
effetti, sono stata una bambina più che tranquilla in tutto, ma decisamente
difficile per mangiare, cosa che con il passare del tempo non è scomparsa ma si
è solo leggermente attenuata o dissimulata. E così, quando non riesco a nascondere o camuffare le
mie stranezze, ecco che tutti provano a risalire alla loro origine finendo per
attribuirne la responsabilità ai miei genitori, colpevoli di non aver
saputovincere le mie bizze.
Ora, il ricordo della mia
infanzia, per quanto sfumato dagli anni trascorsi, mi rimanda un'immagine dei
miei genitori tutt'altro che arrendevoli e succubi dei miei capricci... anzi, la
sensazione che emerge più delle altre è proprio quella di una certa mia ansia da
prestazione nella ricerca di compiacere quelle che potevano essere le loro
aspettative e una tendenza più o meno inconscia a pensare che se avessi fatto la
"brava" sarei stata amata di più. Intendiamoci, sono stata effettivamente amata,
ma come ho detto altre volte,il pudore emotivo che regnava in casa mia, non
consentiva poi molte svenevolezze e le lodi diventavano un elemento sotitutivo
che, successivamente, ha pericolosamente influenzato i miei criteri di
misurazione delle altrui attenzioni.
Ma, tornando alla
questione alimentazione, mi sembra chiaro che, potendo, avrei accontentato
certamente i miei genitori anche in questo aspetto, no? E' vero che loro non
hanno mai adottato misure estreme per costringermi, ma certo, le dispute intorno
ai pranzi e alle cene, sono stati effettivamente gli episodi più critici di
quegli anni.
Molto ci sarebbe da dire
e da scavare su questa particolarità, sul mio rifiuto ostinato a sperimentare
sapori, ad assaggiare cose che non catturano primai miei occhi ed il mio naso...
Più tardi, mi sono trovata io stessa costretta a forzarmi in alcune occasioni in
cui mi risultava troppo imbarazzante distinguermi e raramente questo atto ha
portato dei cambiamenti nel mio gusto... Al contrario, questi ci sono stati in
maniera casuale e inaspettata, come se alcuni cibi avessero un momento
determinato per inserirsi della mia alimentazione. Mmm... adesso che ci penso
potrei dire la stessa cosa in merito ad altri processi.... ma questo è un'altro
post.
Il punto però è un altro.
Non sono disposta ad ammettere che sono stata viziata! E devo dire che questo
giudizio sommario espresso quasi da chiunque si è avventurato in un aspetto che
io terrei ben volentieri solo per me, coincide oltre che con una certa incredula
riprovazione, spesso anche con l'invito ad "affrontare" il mio problema, cosa
che non sono disposta a fare.
Insomma, fermo restando
che all'interno delle mie limitazioni posso comunque, quando lo voglio,
rispettare determinati valori nutrizionali, e quindi eliminando la questione del
"mio bene" da quelle in ballo, possibile che sia effettivamente così difficile
accettare ritmi e gusti diversi da quelli cosiddetti normali?
E non sono sicura di
parlare solo di cibo!lunedì 6 febbraio 2012
ordinataMENTE
La mia libreria sarebbe grande ed ordinata. Quella che vorrei, intendo.... Siccome non ne possiedo ancora una così, i miei libri rimangono sparsi ovunque e assolutamente disordinati.
Ecco, questo discorso vale praticamente anche per tutto il resto delle mie cose, forse per la mia vita in generale, ma non so se questo post mi porterà ad una qualche conclusione più ambiziosa ed esistenziale, quindi cercherò di limitarmi all'argomento in questione. Libri.
Dunque, premesso che attualmente negli spazi preposti vige la più totale anarchia ed ogni volume decide di sparire quando e come gli pare, soprattutto se lo stai cercando... premesso ciò, dicevo, sono sicura che se avessi il contenitore adeguato saprei tenerlo in ordine... e questo è pari pari quello che dico anche per il mio corpo... ops, non divaghiamo... libri!
Nella mia fantamegabellissima libreria, il sistema di classificazione sarebbe quello mio mentale, quindi non seguirei assolutamente un criterio alfabetico per autore o titolo e neanche uno cronologico. In realtà nella mia testa ho due metodi di classificazione: il mi piace/non mi piace resta il mio preferito, lo seguo anche nei piccoli spazi e non rimane mai immutato nel tempo, anzi, c'è sempre un po' di sgomitamento nelle posizioni iniziali, nella top ten, per intenderci. Il sistema mi piace/non mi piace, se ne frega altamente del criterio letto/non letto... ci sono libri che mi piacciono anche senza averli letti, mi piace possederli e magari troveranno prima o poi il loro momento. Il sistema mi piace/non mi piace è inevitabile, anche se non vuoi lo applichi per forza... mettere libri non piaciuti prima di quelli anche solo piaciucchiati, non solo è difficile, ma anche inutile, il mio occhio li salterebbe.
L'altro metodo di classificazione è un po' più particolare ed è il mio preferito, tanto poi non esclude l'altro. E' per luogo di lettura, vale a dire prevede una suddivisione in base al posto fisico dove è stato consumato che di fatto corrisponde anche ad una contestualizzazione emotiva e, di conseguenza, temporale. Le categorie principali sono sostanzialmente quattro: cameretta, casa, mare, ospedali.
Ovviamente sono generiche, per cameretta intendo quella dove stavo prima di sposarmi, ma anche il terrazzo e tutti gli altri posti in cui ero solita leggere, per casa intendo quella di ora e quindi con annessi e connessi, mare sta per la casa al mare, la spiaggia, le vacanze in genere, ospedali... beh, lo dice la parola stessa ma comprende anche tutti i luoghi collaterali alle varie... attività.
Ecco, penso che pochi libri potrebbero sfuggire a questa ripartizione ed in ogni caso potrei facilmenti collocarli in una delle categorie attraverso un semplice collegamento. Per la mia mente risulta ugualmente automatico superare eventuali ambiguità, come nel caso di un libro iniziato al mare e finito a casa (starebbe certo nello spazio mare)... anche per l'ultimo non ho dubbi, è certamente un libro di ospedale, anche se poi in realtà lì non ne ho lette che poche pagine e l'ho finito a casa, non senza qualche difficoltà.
Solo stamani, spostandolo, mi sono soffermata sull'assurda casualità del titolo... Il ristorante dell'amore ritrovato.
Ecco, penso che pochi libri potrebbero sfuggire a questa ripartizione ed in ogni caso potrei facilmenti collocarli in una delle categorie attraverso un semplice collegamento. Per la mia mente risulta ugualmente automatico superare eventuali ambiguità, come nel caso di un libro iniziato al mare e finito a casa (starebbe certo nello spazio mare)... anche per l'ultimo non ho dubbi, è certamente un libro di ospedale, anche se poi in realtà lì non ne ho lette che poche pagine e l'ho finito a casa, non senza qualche difficoltà.
Solo stamani, spostandolo, mi sono soffermata sull'assurda casualità del titolo... Il ristorante dell'amore ritrovato.
No, non ho voglia di trarre conclusioni.
sabato 21 gennaio 2012
invincibilità o resistenza?
Non ho fatto in tempo a pensare che forse stavo un po' meglio ed ecco una settimana di livello tendenzialmente melmoso con chiazze di sabbie mobili e qualche voragine su cui sono riuscita solo ad affacciarmi senza cadervi dentro, e questo non è poco. Non so, deve trattarsi di una sorta di giustizia divina che ad ogni mio accenno di malcelata presunzione decide di ridimenzionarmi con ventate di incertezze e temporali d'ansie. Che poi, a me sembrerebbe pure tarato malino questo effetto riequilibrante... voglio dire, pensavo che un pizzico di presunzione non facesse male ai tipi come me! Evidentemente no. O forse sono io che cerco di far passare questa leggera componente come sostitutiva della sana sicurezza che invece sarebbe consentita. Insomma, pensavo che fosse un farmaco generico ed invece è uno dopante.
Ok, abbiamo scherzato. Non sono così brava come credevo e magari anche chi me lo dice lo fa con una punta di perplessità... deve essere quella che mi procura ogni volta quella strana sensazione, una specie di brivido viscerale che non riesco ad identificare.
Eppure, credevo di avere il problema opposto, quella certa attrazione verso il prepararsi al peggio che finisce per diventare una rincorsa alla profezia annunciata... mmm... Che stia qui l'eccesso di presunzione?
Ad ogni modo, questo accidenti di effetto riequilibrante dovrebbe spiegarmi come si fa ad affrontare la paura: familiarizzando con il peggio o dicendosi che lo si può affrontare?
E perché non provare analogo esercizio con il meglio, una volta tanto?
Che in realtà la madre di tutte le paure sia quella di essere felici?
Ok, abbiamo scherzato. Non sono così brava come credevo e magari anche chi me lo dice lo fa con una punta di perplessità... deve essere quella che mi procura ogni volta quella strana sensazione, una specie di brivido viscerale che non riesco ad identificare.
Eppure, credevo di avere il problema opposto, quella certa attrazione verso il prepararsi al peggio che finisce per diventare una rincorsa alla profezia annunciata... mmm... Che stia qui l'eccesso di presunzione?
Ad ogni modo, questo accidenti di effetto riequilibrante dovrebbe spiegarmi come si fa ad affrontare la paura: familiarizzando con il peggio o dicendosi che lo si può affrontare?
E perché non provare analogo esercizio con il meglio, una volta tanto?
Che in realtà la madre di tutte le paure sia quella di essere felici?
E, infine, quale canzone scegliere?
giovedì 15 dicembre 2011
più veloce della luce
Che poi, in definitiva, è solo un albero. Farlo è stato meno indolore che tenerlo lì a ricordarmi il motivo della titubanza. Il fatto è che "le cose" non sono mai solo "cose", noi le arricchiamo di vissuto, ricordi, significati e così, inevitabilmente diventano anche depositarie del nostro dolore.
E allora, come si fa? Bisogna guardarle solo come "cose"? Ma in questo modo perdiamo anche il loro contenuto di gioia e bellezza... Sto facendo questo? Sterilizzo quel che potenzialmente può procurarmi dolore in modo da poterlo affrontare?
No, un momento, ragioniamo. Le emozioni, dunque, si comportano un po' come la luce che, colpendo un oggetto viene assorbita per tutta una serie di colori e ne viene respinta per uno solo, che poi è quello che il nostro occhio percepisce. Ecco, capita che il colore riflesso, l'emozione riflessa, dipenda dal momento e dalle circostanze che si vivono e adesso questo accidenti di momento fa sì che ogni stramaledetto oggetto che mi circonda si ingurgiti tutti i pensieri belli e mi rimandi esclusivamente quelli dolorosi.
La tentazione sarebbe quella di spegnere la luce. La soluzione, invece può essere quella di andare oltre la luce, convincersi che dentro a quell'albero, come a tutte le altre cose, ci sono anche tutti gli altri colori anche se ora non li riesco a vedere.
E se i colori ci sono, se le emozioni ci sono, magari in qualche modo ti arrivano, ti si spalmano in strati che ora non vedi ma che poi ti ritroverai al momento opportuno.
Bene, sono contenta di non aver fatto "solo un albero", di aver potenzialmente costruito qualcosa anche sul dolore, insomma, di avere il pensiero che sa andare più veloce della luce.
ora...
mercoledì 17 agosto 2011
maneggiare con cautela
A volte vorrei essere fragile. Oddio, non è che mi vorrei rompere, no... e poi le mie fragilità le ho eccome. Però... diciamo che a volte vorrei sembrarlo di più, ecco. Ispirare tenerezza ed istinto di protezione. Magari dovrei anche essere esile... credo che conti pure questo. In me niente fa pensare alla fragilità, a partire dal fisico florido e teutonico. Del resto anche questo è vagamente sintomatico della mia forza, no?
Evidentemente il mio istinto di conservazione predomina su qualsiasi dramma interiore, crisi, disperazione... la mia mente da una parte scava voragini, dall'altra le riempie, cerca risorse, cerca rifugi. Accampa un egoismo di cui mi vergogno ma che non ostacolo.
E' dunque questa la forza? Trovare tutti i modi, anche quelli meno leciti, per sopravvivere? Ed è davvero inesauribile?
Wikipedia dice:
"La fragilità è la tendenza di alcuni materiali a rompersi bruscamente senza che avvengano precedentemente deformazioni e snervamenti. È un concetto molto importante nell'ambito della metallurgia perché rappresenta un tipo di rottura piuttosto pericolosa e quasi sempre non desiderata; spesso è un effetto collaterale di un trattamento di indurimento.Un materiale che non è fragile si dice duttile."
Ma quindi non è che sono forte... lo dicevo io. Sono semplicemente duttile. Mi deformo (oh, se mi deformo) e mi snervo a causa di questi accidenti di trattamenti di indurimento. Ma attenzione: lì dice che i materiali duttili non si rompono bruscamente, non che non lo fanno affatto.
E quando alla fine, deforma deforma, sberva snerva, si rompono... chissà se fanno ugualmente compassione, o almeno un po' dispiace? Oppure si pensa che ormai "il suo" lo hanno fatto...
Ecco, sarà questo a rodermi... Le cose fragili spesso sono quelle che vengono considerate preziose e trattate con cura. Si, sarebbe bello apparire fragili a volte.
E quando alla fine, deforma deforma, sberva snerva, si rompono... chissà se fanno ugualmente compassione, o almeno un po' dispiace? Oppure si pensa che ormai "il suo" lo hanno fatto...
Ecco, sarà questo a rodermi... Le cose fragili spesso sono quelle che vengono considerate preziose e trattate con cura. Si, sarebbe bello apparire fragili a volte.
domenica 22 maggio 2011
fughe a ritroso
Chissà... forse quando non si può scappare dalla propria vita, ci se ne inventa altre per poi distruggerle perché non sono quella vera.
sabato 21 maggio 2011
oltre la nube di oort

"E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai: "Si, le stelle mi fanno sempre ridere!" e ti crederanno pazzo..."
(Antoine de Saint-Exupéry)
(Antoine de Saint-Exupéry)
If this desert's all there'll ever be then tell me what becomes of me
17 Aprile 2011
"la follia consiste
nel ripetere continuamente la stessa azione
e aspettarsi un risultato diverso"
Ho sentito questa frase in un telefilm, poi l'ho trovata ricondotta ad un film ma, in realtà, non so chi sia l'autore che, spero, mi perdonerà se non lo cito.
Mi è piaciuta. Sarà che anche io mi ritrovo a ripetere ostinatamente certi errori convinta che in fondo non lo siano. Sarà che ultimamente ho dato alcuni preoccupanti segni di squilibrio. Sarà che altri li nascondo pure. Sarà che che sto preparando uno spettacolino sulla follia... che poi sto avendo anche qualche problemino... Incredibile, ti senti un po' svalvolato, gli altri ti trattano come se lo fossi, interpreti, per l'appunto, il ruolo di una svalvolata e cosa viene fuori? Che non sei convincente! Paradossale no?
In realtà non lo è poi molto. So bene che sentirsi in un certo modo, apparire in un certo modo, non significa necessariamente trasmettere il certo modo...
Se poi hai passato mesi e mesi a chiuderti agli altri senza neanche scomodarti di nasconderlo, non puoi meravigliarti se il tuo prezioso contenuto, passando attraverso gli strati di repellente di cui ti sei ricoperta, esce fuori... come dire... un po' distorto, no?
E poi, cos'è questa agitazione che non riesci più a controllare? Pensavi di conoscerla e di saperla gestire ed invece ti prende le mani, le gambe, la voce, le intenzioni, la memoria... cos'altro?
Qualcosa è cambiato, ecco. Ma se è cambiato vuol dire che è diverso. Il risultato è diverso. E se è diverso vuol dire che forse avevo ragione, E allora non sei proprio folle. Almeno non del tutto.
Tranne nel caso in cui ti metti a scrivere certi post...
Genesis - Mad Man Moon
"la follia consiste
nel ripetere continuamente la stessa azione
e aspettarsi un risultato diverso"
Ho sentito questa frase in un telefilm, poi l'ho trovata ricondotta ad un film ma, in realtà, non so chi sia l'autore che, spero, mi perdonerà se non lo cito.
Mi è piaciuta. Sarà che anche io mi ritrovo a ripetere ostinatamente certi errori convinta che in fondo non lo siano. Sarà che ultimamente ho dato alcuni preoccupanti segni di squilibrio. Sarà che altri li nascondo pure. Sarà che che sto preparando uno spettacolino sulla follia... che poi sto avendo anche qualche problemino... Incredibile, ti senti un po' svalvolato, gli altri ti trattano come se lo fossi, interpreti, per l'appunto, il ruolo di una svalvolata e cosa viene fuori? Che non sei convincente! Paradossale no?
In realtà non lo è poi molto. So bene che sentirsi in un certo modo, apparire in un certo modo, non significa necessariamente trasmettere il certo modo...
Se poi hai passato mesi e mesi a chiuderti agli altri senza neanche scomodarti di nasconderlo, non puoi meravigliarti se il tuo prezioso contenuto, passando attraverso gli strati di repellente di cui ti sei ricoperta, esce fuori... come dire... un po' distorto, no?
E poi, cos'è questa agitazione che non riesci più a controllare? Pensavi di conoscerla e di saperla gestire ed invece ti prende le mani, le gambe, la voce, le intenzioni, la memoria... cos'altro?
Qualcosa è cambiato, ecco. Ma se è cambiato vuol dire che è diverso. Il risultato è diverso. E se è diverso vuol dire che forse avevo ragione, E allora non sei proprio folle. Almeno non del tutto.
Tranne nel caso in cui ti metti a scrivere certi post...
Genesis - Mad Man Moon
Like a liar looking for forgiveness from a stone
1 Marzo 2011
La cosa buona di certe giornate è che in un modo o nell'altro finiscono.
Ma non chiederti mai quante sono state e cosa questo possa significare: non è consigliabile applicare la regola ad altre dimensioni temporali.
Respira la notte e deponi le armi.
Something inside this heart has died
La cosa buona di certe giornate è che in un modo o nell'altro finiscono.
Ma non chiederti mai quante sono state e cosa questo possa significare: non è consigliabile applicare la regola ad altre dimensioni temporali.
Respira la notte e deponi le armi.
Something inside this heart has died
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